“Io ed Eucalipto” di Susan M. Schultz: la relazione metafisica tra uomo e natura nel nature writing
Ci sono libri sugli alberi che insegnano a riconoscere le specie, altri che raccontano le foreste come luoghi di salvezza, altri ancora che trasformano il paesaggio in autobiografia. Io ed Eucalipto di Susan M. Schultz appartiene a una categoria più rara: quella dei libri che cercano una relazione.
Nella grande tradizione del nature writing — da Henry David Thoreau a Roger Deakin, fino ai più recenti libri dedicati agli alberi come creature vive, simboliche, quasi interlocutorie — Schultz sceglie una strada personalissima. Non attraversa boschi, non costruisce un atlante botanico, non racconta la natura come rifugio. Rimane accanto a un solo albero. Un eucalipto osservato giorno dopo giorno, fotografato, interrogato, ascoltato.
Da questa fedeltà nasce un libro sorprendente, ibrido e luminoso, che oscilla continuamente tra poesia, meditazione, diario e riflessione filosofica.

L’autrice guarda l’albero come si guarda un essere vivente capace di presenza. Non un oggetto del paesaggio, ma qualcosa che esiste accanto a lei, nel mistero di una reciprocità impossibile eppure reale:
«Io ed Eucalipto non riusciamo a comunicare, anche se siamo in comunione.»
È forse questa la frase che meglio custodisce il cuore del libro. Schultz sa che l’albero non parlerà mai la lingua umana, e tuttavia continua a rivolgersi a lui. Ne osserva la corteccia, la resina, i colori, le ferite. Lo fotografa ossessivamente, come se ogni immagine potesse avvicinarla a qualcosa di essenziale.
E le immagini, in queste pagine, contano quanto le parole. La fotografia non è semplice documentazione: è un modo di stare nel mondo, di misurare la distanza tra ciò che vediamo e ciò che realmente esiste.
«La messa a fuoco è presenza.»
Ma la presenza non coincide mai con il possesso. Schultz lo comprende continuamente: ogni tentativo di catturare l’albero rischia di trasformarlo in immagine, in “oggetto”, in qualcosa di separato. Per questo il libro dialoga sotterraneamente con il pensiero di Martin Buber e con la sua distinzione tra “Io-Tu” e “Io-Esso”. L’eucalipto rimane sempre sul confine: creatura reale e insieme irriducibile, vicina e distante.
La scrittura procede per lampi, frammenti, intuizioni. Schultz passa con naturalezza dalla memoria personale alla filosofia, dalla contemplazione dell’albero alla violenza del presente contemporaneo. Nel libro entrano la guerra, le immagini mediatiche, la tecnologia, i chatbot, la fotografia digitale, il rumore incessante del mondo moderno. Eppure l’eucalipto resta lì, immobile, quasi a custodire un’altra temporalità.

Alcuni passaggi raggiungono una straordinaria intensità poetica:
«I tuoi silenzi non mi infastidiscono. Mi proteggono.»
oppure:
«L’albero è a pezzi (tuttavia sta in piedi).»
In queste frasi si avverte qualcosa che va oltre il discorso ecologico. L’albero diventa figura della vulnerabilità umana, della resistenza, della memoria che continua a vivere nonostante le ferite.
Eppure Io ed Eucalipto non indulge mai in un sentimentalismo facile. Schultz non idealizza la natura e non la trasforma in consolazione. Sa che ogni sguardo è parziale, che persino la fotografia può mentire:
«Vedere è già interpretare, e interpretare è inevitabilmente mentire.»
È proprio questa consapevolezza a rendere il libro così contemporaneo. L’autrice non cerca verità assolute: cerca una forma di attenzione. Una possibilità di restare accanto alle cose senza dominarle.
Come nei libri più belli di Roger Deakin, anche qui il paesaggio diventa esperienza interiore; ma Schultz è più frammentaria, più filosofica, più inquieta. Dove Deakin raccontava il rapporto culturale tra uomo e natura, Schultz mette in scena una relazione quasi metafisica, fatta di silenzi, immagini e domande senza risposta.
Alla fine del libro resta la sensazione di aver abitato uno spazio di contemplazione raro nella letteratura contemporanea. Un luogo dove un singolo albero riesce ancora a opporsi alla velocità del mondo, obbligandoci a guardare meglio.
E forse proprio questo ci consegna Susan M. Schultz: non una lezione sulla natura, ma un esercizio di presenza.
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Susan M. Schultz scrittrice, poeta, critica letteraria e docente di letteratura inglese. Tra le sue ultime pubblicazioni: Meditations: December 2019-December 2020 (Wet Cement Press), Lilith Walks (BlazeVox), I Want to Write an Honest Sentence (Talisman) e una serie di raccolte Memory Cards a cura di varie case editrici. Scrive di memoria e, nei casi di Dementia Blog e “She’s Welcome to Her Disease”: Dementia Blog, vol. 2 (Singing Horse Press), di oblio, nel contesto di storie personali e pubbliche. Il suo saggio A Poetics of Impasse in Modern and Contemporary Poetry è stato pubblicato nel 2005 all’interno della collana Modern and Contemporary Poetics della University of Alabama Press. Ha fondato la casa editrice Tinfish Press e l’ha diretta per 22 anni, ha fatto da portavoce per la salute mentale presso la University of Hawai`i di Mānoa. Da quando è in pensione dedica più tempo alla fotografia. Tifosa da sempre della squadra di baseball dei St. Louis Cardinals, vive a Kāneohe e Volcano, nelle Hawaii, con il marito, tre gatti e la cagnolina Lilith.
Pina Piccolo è poeta, redattrice e traduttrice. Scrive ed è attiva come promotrice culturale sia in Italia che in contesti anglofoni, sia su cartaceo che su digitale. Si occupa di temi inerenti alla migrazione, giustizia sociale, politica, ecologia e linguaggio.
Maria Luisa Vezzali è poeta, traduttrice e docente di materie letterarie in un liceo bolognese. Fa parte dell’associazione femminista Orlando e del collettivo di traduttrici WIT (Women in Translation).
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Io ed Eucalipto
di Susan M. Schultz
traduzione di Pina Piccolo e Maria Luisa Vezzali
Edizioni Diálogos (dialogosbooks.com)
“Ispirato alle meditazioni filosofiche contenute nel libro Io e Tu di Martin Buber, Io ed Eucalipto di Susan M Schultz abbina prosa poetica e fotografia per condurre chi legge lungo un percorso di interrogativi sul rapporto dell’essere umano con la ‘natura’, la società, le diverse forme artistiche con i loro limiti e potenzialità. Ciascuno dei 21 capitoli è corredato da una specifica foto artistica a cura dell’autrice, una specie di palinsesto che consente di sondare le sfumature di colori, le fenditure naturali, le figure formate dalle gocce di resina in uno sforzo di interpretazione e di entrata in comunicazione con la diversità di quello specifico essere vivente, alla ricerca di sapienze ed alleanze che possano essere di reciproco aiuto in questo periodo cupo della storia. Angolando il suo discorso da quei margini che sono l’arcipelago delle Hawai’i e un albero come l’eucalipto considerato di scarso valore nella scala commerciale umana, l’autrice comunica lo sgomento provocato dagli squilibri del mondo ponendoci davanti a tutta una serie di elementi scomodi da affrontare nel nostro resistere e nella ricerca di soluzioni.”
https://www.poetryfoundation.org/poets/susan-m-schultz
https://tinfisheditor.blogspot.com
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Valentina Meloni ha recentemente presentato per Diwali l’ultima raccolta poetica di Antonio Spagnuolo, “Dissolvenze e Sussurri“. Segnaliamo inoltre la presentazione della raccolta “Zebù Bambino” di Davide Cortese, a cura di Paolo Pedrazzi.

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