Fiori e fake news. Francesco Lioce legge Letizia Leone

Letizia Leone, Fiori e fake news. Giulio Perrone Editore, 2024

Dotata di una forte attitudine visiva, la poetessa istituisce un rapporto iconico tra composizione e disposizione in un complesso virtuoso di passaggi da testo a testo. Colpisce la ricchezza dell’elemento lessicale, mai scelto una volta per tutte, ma propenso alla mobilità del dettato interno, concreto e realistico, in forme cautamente brevi, svincolate da schemi rigidi eppure provviste di una personalità metrica decisa.

Nelle poesie – che non sono mai titolate – si affollano incisi, dittologie, assonanze, elencazioni, enjambements e interrogative, anche nell’uso accorto (ma neppure troppo nascosto) di altre lingue e di altre voci al di là di quella poetica (a parlare spesso è l’attualità mortificante della televisione accesa, in quelle abitazioni dove cronache immaginarie si trasfigurano in vite reali e viceversa).

Copertina di Fiori e Fake News di Letizia Leone, Giulio Perrone editore.

In difesa di un mondo naturale sempre più minacciato dalle falsità della Babele mediatica, Letizia Leone richiama gli echi della conoscenza poetica e li sviluppa organizzandoli con responsabile precisione: sapienze forti del mestiere, sofisticazioni dell’intelligenza (squisitamente al femminile), allusioni a miti vecchi e nuovissimi, dalla Bibbia fino a Mazinga Z e Jeeg Robot, involucri malinconici di gnomica sincerità: alla finestra dell’ottavo piano / il bulbo zappa la sua profondità / in un’aiuola free senza bolletta (p. 60). Il paziente lavoro di intarsio sancisce così una tensione stilistica gremita di moduli espressivi costantemente sorvegliati. Audace, ma non velleitaria, la scelta del madrigale consente all’autrice uno sviluppo tematico costante degli elementi botanici e floreali, dalla loro fortunata tradizione tardo rinascimentale e barocca alla modernità più ignorante, che in brutture ha superato se stessa. Non  a caso si cita, a mo’ di esergo, un profetico ammonimento di Victor Hugo: guai a perdere il contatto con la natura e a farsi sopraffare dalla contraffazione artificiale dell’umano. Il pericolo è quanto mai incombente, ma la poesia di Letizia Leone combatte consapevole la sua battaglia di vita e di civiltà: Allora il rosso cura: / è diaframma tra terra / e gioia d’amore pura (p. 115).

Fiori e fake news: all’apparenza incompatibile e di sicuro stridente, il binomio è tuttavia di felice comprensione non appena se ne coglie a fondo l’ordito ispirativo, con rime variabili e altrettanta variabilità nell’incidere versi non rimati che non privano però le strofe di una compatta padronanza musicale. Alla diagnosi dell’esaurimento storico (letteralmente rievocato a p. 21) seguono una «mappa delle germinazioni» (p. 90) e un’altra «cartografata» (p. 91), tra prima e seconda parte dell’opera umana. Anche per questo è da leggere e rileggere ancora per intero la raccolta, che spicca per complessità intelligente e problematica investigazione dell’età contemporanea: Le foreste di cedri / leggendarie abbagliano / dal mare. È forza remota del sole / fattosi albero, passio incarnata / nella ruvida spugna / di frutti inesauribili / alle maturazioni. / / La stessa luce eremita che filtra / la roccia e fa il diamante (p. 118).

La Crucifera da roccia è abituata
agli ambienti aridi. Dunque alla solitudine.

Grappoli di frutti secchi in un frammento
esitante di paesaggio tra il giardino e la steppa

Un cane elegiaco va raspando il terreno
per accarezzare i morti. Tra le rose di Palmira.

In danza macabra: un missile Iskander
volteggiò dentro un centrino all’uncinetto
e poi il gran fracasso del ferrocianuro di potassio.

Che sterminato fiore strano, ha denti storti
e violacei ispidi uncini

ma chiamalo fioretto pellegrino.
Un tulipano, ultimo filosofo all’aria aperta
vigila all’erta sui tumuli.

Ma può bastare l’aroma remoto
di Pergamo nel naso? Zagare, foglie, succhi
la dieta di olive ed epodi
di Orazio
posso nutrirmi perfino di cose ulteriori
nell’ombra psichica del disastro di rose

la collezione dei fiori esce come una scolaresca
ubbidiente dal poema e sfila
intonando elegie e nostalgie.

https://www.bibliotechediroma.it/opac/news/fiori-e-fake-news-di-letizia-leone/36654

Letizia Leone ha recentemente pubblicato per Diwali – Rivista Contaminata un toccante ricordo di Plinio Perilli.

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