La terra è di chi la coltiva: il progetto culturale dell’Archivio Filiberto Sbardella

Disegno di architettura prospettico a matita con volumi geometrici e linee curve di Filiberto Sbardella

Tra avanguardia, impegno civile e memoria: la riscoperta di Filiberto Sbardella nel secondo Novecento

Filiberto Sbardella è stato a lungo una figura inedita e quasi dimenticata del Novecento. Pittore, mosaicista, architetto e partigiano, la sua opera sopravviveva nella memoria collettiva in modo frammentario. L’Archivio nasce nel 2017 proprio con l’obiettivo di restituirgli il giusto rilievo, far emergere la sua poliedricità e rendere omaggio alla sua produzione artistica, trasformando la memoria in un lavoro attivo di ricerca e divulgazione.

Filiberto Sbardella in una foto d'epoca
Filiberto Sbardella in una foto d’epoca (Archivio F. Sbardella)

Il progetto prende forma da un’idea del mio collega Claudio Gatti, testimone diretto e profondo conoscitore di Sbardella. Aver condiviso con lui esperienze, riflessioni e momenti di vita ha rappresentato un punto di partenza fondamentale: non si trattava soltanto di studiare un artista, ma di restituirne l’atmosfera umana e culturale. L’idea, inizialmente embrionale e nata da un confronto informale con Gatti, si è sviluppata progressivamente fino a strutturarsi, nel tempo, in un archivio stabile, capace di coniugare ricerca, tutela e divulgazione.

Il 2020 segna un passaggio decisivo, anche grazie alla rinnovata attenzione verso l’opera architettonica di Sbardella, in particolare il Centro polisportivo comunale di Chianciano Terme, al quale dedicammo un contributo nel XX numero di Diwali – Rivista Contaminata, “Sconfinati Spazi”. Da quel momento l’Archivio si è consolidato come centro culturale, ampliando il proprio patrimonio documentale e avviando un dialogo costante con istituzioni, università e associazioni.

Un tratto distintivo dell’opera di Sbardella è l’attenzione verso il lavoro e i lavoratori, filo conduttore della sua vicenda artistica e civile. I lavoratori compaiono nella grande parete affrescata presentata alla VII Triennale di Milano; ritornano nei dipinti esposti nelle numerose mostre a cui partecipa; sono i soggetti che difende durante la Resistenza e diventano i destinatari concreti della sua visione architettonica, come nel quartiere Labaro di Roma.

Questa tensione civile trova una sintesi significativa anche nella scuola sindacale della CGIL di Ariccia, progettata e realizzata negli anni Sessanta come luogo di formazione dei lavoratori. Per l’aula magna era originariamente prevista la realizzazione di un murale affidato a David Alfaro Siqueiros, progetto poi interrotto per motivi personali dell’artista messicano.

Sul piano internazionale, Sbardella – oltre a partecipare alle Triennali di Milano e alle Biennali di Venezia – prende parte al V Congresso dell’Unione Internazionale degli Architetti (UIA) a Mosca e contribuisce al piano regolatore di Sofia, confermando una visione artistica e architettonica di respiro europeo, in un percorso che intreccia estetica, impegno sociale e responsabilità civile.

Parallelamente, la sua pittura affronta temi di forte impatto storico e collettivo: i dipinti dedicati alla Lunga Marcia dell’Armata Rossa cinese, agli alluvionati del Polesine e alle Quattro Giornate di Napoli testimoniano una costante attenzione agli eventi che segnano la storia dei popoli e alle vicende di chi ne è protagonista.

Anche la sua opera musiva riveste un ruolo di grande rilievo. Al Tempio dei Caduti di San Pellegrino Terme realizza oltre seicento metri quadrati di mosaici, in un intervento monumentale che unisce impegno estetico e valore commemorativo.

Il progetto centrale dell’Archivio è la mostra itinerante La terra è di chi la coltiva. Concepita come un racconto in movimento del Novecento di Sbardella, costruito attraverso documenti, fotografie, progetti e opere originali, essa ritrova, come accennato, nell’architetto e co-curatore Claudio Gatti un testimone diretto della sua arte e del suo pensiero.

Dalla prima tappa presso il Museo della Terra Pontina e la Casa del Combattente di Latina nel 2020, la mostra si è rapidamente consolidata, approdando nello stesso anno ai Magazzini del Sale di Cervia. Nel 2022 ha raggiunto la Biblioteca Comunale di Palestrina; nel 2023 è stata ospitata dal Museo Civico Archeologico Rodolfo Lanciani di Guidonia Montecelio e dal Tempio dei Caduti di San Pellegrino Terme, per poi approdare alla Biblioteca Comunale Borghesiana di Roma. Successivamente è tornata nella Capitale nel 2025, presso le Fondazioni Giacomo Matteotti e Vera Modigliani, e presso la Biblioteca Comunale e il Museo del Barocco di Palazzo Chigi ad Ariccia. Ogni tappa ha rafforzato il ruolo dell’Archivio come promotore culturale radicato nel territorio, capace di dialogare con enti pubblici, fondazioni, associazioni culturali, sezioni ANPI e amministrazioni locali.

Il 2025 e il primo semestre del 2026 hanno rappresentato una fase particolarmente significativa nel percorso dell’Archivio, consolidandone il ruolo non solo come luogo di conservazione, ma come laboratorio attivo di ricerca e interpretazione dell’opera di Filiberto Sbardella. Le iniziative promosse in questo periodo hanno infatti consentito di mettere in relazione alcune delle principali dimensioni della sua esperienza – architettura, arte e impegno civile – restituendone la complessità in una prospettiva contemporanea.

Sul versante architettonico, le attività sviluppate in collaborazione con l’Università di Bologna, l’Ordine degli Architetti di Pesaro e Urbino e il Centro Studi Leopardiani di Recanati hanno favorito una rilettura critica del lavoro progettuale di Sbardella, evidenziandone l’originalità nel panorama del secondo Novecento. Parallelamente, il dialogo artistico instaurato con l’opera del pittore Gerhard Schwarz ha offerto l’occasione per riflettere sulla persistente attualità di alcune delle questioni estetiche e sociali che attraversano la sua produzione pittorica.

Disegno tecnico in assonometria dell edificio della Provincia di Pesaro Urbino di Filiberto Sbardella Archivio ufficiale
Assonometria dell’edificio della Provincia di Pesaro-Urbino, disegno di F. Sbardella (Archivio F. Sbardella)

Ugualmente rilevante è stato il lavoro dedicato alla memoria della Resistenza, sviluppato grazie al contributo di studiosi autorevoli quali Marco Trasciani, Silvio Antonini e Fabrizio R. Amati. La presentazione dell’opuscolo I nostri martiri, la partecipazione alle celebrazioni del 25 aprile a Pomezia e Pitigliano e le esposizioni dedicate all’attività partigiana di Sbardella, arricchite da materiali inediti di stampa clandestina, hanno contribuito a ricollocare la sua esperienza all’interno della più ampia storia dell’antifascismo italiano.

In questo senso, l’attività dell’Archivio ha aperto uno spazio di confronto in cui memoria storica, architettura e arte contemporanea si sono intrecciate come strumenti complementari di interpretazione del presente. Accanto alle attività espositive e di divulgazione, un’importanza crescente ha assunto il lavoro di ricerca documentaria. L’Archivio ha ampliato il proprio patrimonio acquisendo progetti architettonici provenienti dai Comuni di Rosignano Marittimo, Roma, Recanati e Ariccia, contribuendo a ricostruire in modo sempre più completo il percorso professionale dell’architetto. Particolare rilievo riveste il ritrovamento dei progetti per una foresteria destinata al Centro Studi Leopardiani di Recanati, mai realizzata, testimonianza di un episodio finora poco noto della sua attività progettuale.

A tali acquisizioni si affiancano documentazioni provenienti dagli archivi della CGIL e di David Alfaro Siqueiros, nonché materiali conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e il Mart di Rovereto. Si tratta di fonti che consentono di collocare con maggiore precisione la figura di Sbardella all’interno delle reti culturali, artistiche e politiche che hanno attraversato il Novecento italiano ed europeo.

Particolarmente significativa, in questa prospettiva, è la scoperta emersa dal fondo Margherita Sarfatti del Mart, dove sono stati rinvenuti documenti e fotografie relativi ad alcune opere di Sbardella. Il ritrovamento offre nuovi elementi per ricostruire la circolazione della sua produzione e la ricezione critica del suo lavoro nei contesti culturali più autorevoli del tempo, aprendo ulteriori prospettive di ricerca sulla sua presenza nel dibattito artistico nazionale.

Tra le acquisizioni più recenti, nei primi mesi del 2026, figurano il dipinto La Lussuria (1955), individuato grazie al giovane antiquario romano Francesco Curitti ed esposto presso la Galleria Multiverso di Roma, e un cortometraggio inedito del 1971 realizzato da Giuseppe Taffarel, recuperato grazie alla collaborazione di Michela Taffarel, figlia del regista, e conservato presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Due ritrovamenti che contribuiscono ad ampliare ulteriormente la conoscenza dell’opera di Sbardella, restituendone aspetti ancora poco esplorati e confermando il carattere multidisciplinare della sua ricerca.

Dipinto La lussuria 1955 tecnica mista su cartoncino di Filiberto Sbardella esposto alla Galleria Multiverso
La lussuria, 1955. Tecnica mista su cartoncino, Filiberto Sbardella

I risultati di questo lavoro trovano oggi un riconoscimento anche sul piano istituzionale e scientifico. La presenza di Filiberto Sbardella nelle Enciclopedie Treccani, in Wikipedia e nel Dizionario d’Arte Sartori testimonia un processo di progressiva restituzione critica della sua figura, mentre il patrimonio documentario raccolto dall’Archivio ha alimentato convegni, studi specialistici e tesi di laurea. Anche la registrazione del suo nome come marchio rappresenta uno strumento di tutela della produzione artistica e della sua identità culturale.

L’Archivio continua così a trasformare la memoria in progetto, con nuove mostre in preparazione e con la realizzazione della settima edizione del catalogo, destinata a evolvere in una monografia completa. In questa prospettiva, la catalogazione e la digitalizzazione integrale del patrimonio documentario non costituiscono soltanto un obiettivo conservativo, ma un passaggio essenziale per rendere accessibili nuove fonti di studio e favorire ulteriori percorsi di ricerca sul Novecento. Il prossimo appuntamento con i lettori di Diwali – Rivista Contaminata sarà dedicato proprio all’architettura di Sbardella, ambito nel quale emergono con particolare evidenza l’originalità del suo pensiero progettuale e la sua capacità di coniugare funzione sociale, ricerca formale e visione culturale.

https://www.filibertosbardella.com

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Segnaliamo il nostro recente articolo sulla Mostra dedicata al maestro Mario Schifano, attualmente al Palazzo delle Esposizioni a Roma.

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