Con la sua nuova raccolta poetica, “Direzione Babele” (Macabor, 2025, collana “I Gelsi”), Alessandra Carnovale compie un’operazione di scavo necessaria e dolente, ponendosi al centro di una riflessione che è tanto clinica quanto esistenziale. L’opera, che si è aggiudicata il primo premio ex-aequo alla terza edizione del Premio Nazionale “Vincenzo Pistocchi” 2025, conferma la cifra stilistica di un’autrice capace di coniugare il rigore dell’osservazione con la tensione etica della parola. Storica collaboratrice di Diwali – Rivista Contaminata*, Carnovale abbandona qui ogni tentazione lirica per consegnarci un diario della demenza senile che è, prima di tutto, un’indagine sui limiti della comunicazione umana.
Il titolo stesso, “Direzione Babele”, suggerisce un percorso involutivo: non la costruzione di una torre verso l’alto, ma il crollo di un edificio linguistico e identitario. Se nella poesia del secondo Novecento, in particolare in quella di Eugenio Montale, il “male di vivere” trovava espressione attraverso oggetti-talismano carichi di una valenza metafisica, nella Carnovale l’oggetto perde la sua funzione simbolica per farsi pura prova del guasto cognitivo.
L’autrice osserva la rottura definitiva delle sinapsi, il momento in cui la rete dei gangli smette di codificare il mondo.

In questo senso, la sua poetica dialoga con le voci più incisive della contemporaneità post-2000, come quella di Antonella Anedda per la precisione quasi anatomica dello sguardo sul corpo e sullo spazio domestico, o quella di un certo realismo etico che rifiuta la consolazione del sentimento per aderire alla nuda verità del fatto.
Il primo testo che incontriamo in questo viaggio verso il vuoto stabilisce immediatamente le coordinate biologiche del dramma. Qui, la foresta non è un luogo letterario, ma una metafora neurologica.
nella foresta gli alberi cadendo
si fanno vibrazioni
che l’orecchio sa come
codificare in suoni
silenziose, con gli anni
si tessono le maglie
della rete dei gangli
[snodo assone-dendrite assone-soma]
sostrato organico delle emozioni
radice chimica delle memorie
quindi le prime falle
[interruzione-sinapsi-riallaccio]
a ogni riarrangiamento
quella rete si allenta
e la memoria arranca
fino a quando il collasso
rende insondabile ciò che ne resta
§
In questi versi, l’analisi individuale rivela come la Carnovale utilizzi un linguaggio tecnico per descrivere il dissolvimento dell’anima. La poesia si fa referto medico: lo [snodo assone-dendrite] diventa l’unità di misura della perdita. La memoria non svanisce poeticamente, ma “arranca” fino al “collasso”, definendo l’individuo come un’entità chimica prima che spirituale. È un approccio che ricorda la “freddezza” necessaria del chirurgo, applicata però alla materia sensibile dell’affetto filiale.
Proseguendo nella lettura, la raccolta si sposta dalla biologia alla cronaca quotidiana, mettendo in scena il cortocircuito tra la realtà esterna e la percezione alterata del malato.
§
ogni giorno H.
le porta il quotidiano
abitudine di una vita
(un tempo lo sfogliava dopo cena,
a giornata finita)
scandisce i titoli a voce alta;
come chi non comprende – io
che fiuto a distanza i piccoli ricatti
per approfittare degli altri
mi sottraggo al tranello:
analizziamo, allora, parola per parola…
anche per sondare
le residue proprietà cognitive
§
e a seguire:
§
la interrogo su Putin,
chi ritiene che sia
(la badante non può sentirci
dalla cucina)
mi risponde che è un ex politico
italiano e vive in centro, a Roma
le chiedo se sia convinta
della risposta
resta ferma alla politica locale
e la sua geografia non va più a est
della Germania
una scolara che improvvisa
alla verifica di storia
§
L’analisi di questo secondo testo mette in luce la dimensione della “scolara che improvvisa”. Qui la Babele è geografica e politica: il mondo si rimpicciolisce, i confini si chiudono al Brennero, e l’attualità diventa una recita dove il malato cerca di compiacere l’interlocutore per non svelare l’abisso. L’ironia è amara, mai canzonatoria, e serve a sottolineare la dignità di un io che, pur naufrago, tenta ancora di restare a galla attraverso le convenzioni sociali.

Un punto di rottura fondamentale nella raccolta è rappresentato dalla demitizzazione del ruolo materno, ricondotto a una dimensione pragmatica ed economica che scuote il lettore.
§
qual è il costo di una mamma
che conduca per mano nel corridoio buio
riempia la dispensa, aiuti a indossare le scarpe
e porti pazienza, quando mangi lenta
o nelle notti di riposo frazionato
millecento euro e trenta netti al mese
la paga base
più vitto, alloggio, contributi ed extra
per le domeniche o i giorni di festa –
il prezzo di una mamma
sufficientemente buona
un sostegno nella vecchiaia
§
Questo componimento agisce come una scure sulla retorica dell’affetto. Carnovale quantifica la cura in “millecento euro e trenta netti“. La parente cara “sufficientemente buona” non è più una figura mitologica, ma una funzione che viene appaltata a un terzo, la badante H. L’analisi individuale di questo testo evidenzia la tensione tra la “gratuità” dell’amore e la “necessità” della transazione economica, un tema centrale nella società contemporanea che la poetessa affronta con una franchezza disarmante.
La raccolta si chiude con un interrogativo che sposta il piano dal biologico e sociale a quello filosofico, interrogando la natura stessa della permanenza.
§
QUESITO
Ancora mi interrogo sulla definizione
propria di “vita”, se sia sinonimo
di “esistenza”, se coincida
col suo mantenimento
o sia cosa più ampia
se la funzione biologica basta
se battito e respiro, necessari,
le siano anche sufficienti
se è qualità
o pura res extensa
che cosa la riscatti
dalla meccanica quotidiana
della sussistenza
e che idea ne ha in mente chi si vanta
di inventare per essa1.
1[È stato lo slogan di un’azienda del farmaco]
§
Nell’analisi di questo “Quesito” finale, si avverte la lezione di una poesia che si fa pensiero critico. Il dubbio tra “qualità” e “pura res extensa” chiude il cerchio aperto con la foresta dei gangli.
Carnovale non offre risposte, ma ci lascia sulla soglia di un’interrogazione radicale:
Cosa resta dell’uomo quando la coscienza si spegne?
“Direzione Babele” è un’opera di un’eleganza asciutta, che obbliga a guardare dove spesso si preferisce voltare le spalle, rendendo Alessandra Carnovale una delle voci più lucide e rigorose della poesia italiana attuale.
*Alessandra Carnovale è una collaboratrice della prima ora di Diwali – Rivista Contaminata, per la quale è stata responsabile della rubrica di saggistica InSistenze. Alessandra ha inoltre dato un prezioso contributo alla rubrica di Poesia InVerso.


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