Il Paesaggio Critico di Giorgio Casali e la Poesia del Limite
Notte provincia
Continueremo ancora un poco
a girare cercando segreti
facendo un album di verità piccole.
Saranno ancora colline notturne
stabili e dolci, ospitali e solitarie.
Notte provincia: un po’ madre
e un poco amante…

Nel panorama della poesia italiana contemporanea, il lavoro di Giorgio Casali (Modena) e in particolare la sua raccolta “Notte provincia” (Edizioni Contatti, 2023) si presentano come una ottima e lucida ricognizione di un locus esistenziale che è allo stesso tempo geografico, psicologico e spirituale: la provincia. La sua non è una poesia di facile lirismo descrittivo o di evasione, ma un’indagine accorta e quasi cartesiana della memoria e del limite, che non ammette consolazioni.
Fin dai primi versi si percepisce un’adesione critica a quella tradizione post-moderna italiana che ha eletto il paesaggio dimesso e il suburbano a scenario privilegiato della crisi esistenziale. Casali si colloca idealmente nel solco della “linea lombarda” di poeti come Vittorio Sereni, per i quali sono centrali i temi della periferia e dell’inadeguatezza del soggetto a decifrare il proprio tempo. Come in Sereni, il paesaggio non offre mai rifugio, ma espone alla fragilità dell’esserci, trasformando il deserto periferico in una geografia dell’anima. In Casali, la provincia è una zona franca, sospesa, definita dall’assenza di direzionalità.
La chiarezza lessicale e la sintassi piana di Casali, talvolta una “prosa in versi” che rifugge l’oscurità a favore di una certa calma austerità, sono in realtà dispositivi di una tensione etica sottile. Il poeta opera per sottrazione, eliminando l’eccesso retorico e lasciando che la verità emerga nella scabra semplicità del dato di fatto.
L’apertura della raccolta è un atto di coraggio e accettazione, un’immersione totale nel buio. L’esperienza del viaggio, che si condensa nei versi di “Entro nella notte“, è descritta come una “strada dritta / dritta e lunga” un percorso senza deviazioni che conduce al “nocciolo del buio“. La provincia, pur lasciando l’individuo “senza bussola,” offre un’inattesa condizione di “serena” accettazione del limite:
Entro nella notte
Entro nella notte finalmente,
c’entro davvero per la strada dritta,
dritta e lunga, porta a Rubiera.
Girerò fino al nocciolo del buio
che batte sull’ultimo sole.
Dentro finalmente fino a tutto,
la provincia che ti lascia
senza bussola, serena.

Questo senso di isolamento e ricognizione forzata si acuisce in “Sulla collina“, dove il paesaggio periferico diventa lo spazio della riflessione psicologica. La notte è un teatro dove l’io si auto-osserva, spogliato da ogni testimone esterno: “Non c’è rumore, non c’è polizia.” L’assenza di controllo sociale e di frastuono espone l’io alla sua vera condizione, costretto a una veglia in cui l’unica vera legge è la necessità di abitare pienamente il luogo:
Sulla collina
Sulla collina:
basta poco da dove abiti,
pochi minuti per Fogliano,
pochi per Rocca
verso Serramazzoni.
Di notte non passa nessuno,
senza luci davanti non si vede niente.
Non c’è rumore, non c’è polizia,
di notte stasera
non hai voglia di dormire.
***
Questa notte ti appartiene;
ogni tornante, ogni angolo in discesa.

La poetica di Casali si muove costantemente tra la percezione dell’ambiente naturale e la sua riscrittura da parte dell’uomo. Nel componimento “Asfalto“, Casali incarna l’interrogazione etica e l’adesione a una verità essenziale. L’io preferisce l’asfalto, simbolo del paesaggio antropizzato e “disperso” alla natura incontaminata, scegliendo così di confrontarsi con la realtà umana anche quando questa è desolata e in collina, rifiutando ogni fuga idillica:
Asfalto
Non sceglierei i sentieri nei boschi
preferisco camminare sull’asfalto dell’uomo,
quello più disperso, quello più in collina.

Questo rapporto con il territorio si approfondisce in “Quello dei boschi“, dove l’ambiente si lega direttamente alla sfera intellettuale e al concetto di “lista di cose da fare” lasciata da un altro. Il poeta accetta la sfida della conoscenza e dell’esplorazione, anche di fronte all’ignoto (i poeti inglesi e americani), ma il riferimento a “quello dei boschi” e a “quello che succhiava la vita” riporta la cultura alla sua dimensione più viscerale e provinciale: l’istruzione è un mandato, ma la conoscenza è sempre filtrata dal contesto esistenziale.
Quello dei boschi
Hai detto che il lavoro non è una parte della vita
ma viene al primo posto.
M’hai lasciato una lista di cose da fare,
nero su bianco, come una ricetta:
leggere i poeti inglesi e americani
che ancora non conosco: quello dei boschi
e quello che succhiava la vita.

Infine, l’elemento umano e il legame affettivo sono il centro gravitazionale che resiste all’usura del tempo e alla desolazione esterna. In “È ancora bella“, la quiete e l’intimità sono descritte attraverso gesti minimi, i piedi nudi sulla moquette, che stabiliscono un “rispetto dello star soli” condiviso. L’accettazione della solitudine dell’altro e la possibilità di scrivere “le pagine più belle” per una donna “che non hai” eleva il desiderio e l’attesa a una dimensione poetica pura, lontano dalla retorica del possesso:
È ancora bella
È ancora bella,
i piedi nudi non fanno rumore
sulla moquette dell’appartamento.
Se una cosa abbiamo in comune
quella è il rispetto dello star soli.
Per la donna che vedi e che non hai
scriveresti le pagine più belle.

Giorgio Casali riafferma, con “Notte provincia” il potere catartico della poesia, elevandola a ultima trincea della verità individuale contro la retorica dell’eccesso e il frastuono della contemporaneità. L’austera lucidità dei suoi versi non offre facili consolazioni, ma un monito etico e un atto di resistenza. Casali ci consegna una mappa sobria e indispensabile per navigare nel buio della nostra provincia interiore e del nostro tempo storico: è in questo territorio desolato, illuminato solo dalla luce fioca di un lampione o dal dettaglio di un legame affettivo, che si può ancora ritrovare il senso radicale dell’esserci e la coerenza tra vita e scrittura. La raccolta si chiude come un’elegia moderna, ma la malinconia è riscattata dall’integrità del gesto poetico.
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Tutte le fotografie in questo articolo sono opera di Daniele Ferrero®.
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