L’Architettura dell’Invisibile: Il Blu, l’Haiku e il Giardino di Emily

Viaggio nella mostra “Fammi un quadro del sole” di Floriana Porta al Castello Reale di Moncalieri, tra l’essenzialità dell’haiku e il dialogo con Emily Dickinson.

Il Castello Reale di Moncalieri che sorge sulla sommità di una affascinante collina, il Monte Calvo, che sovrasta il centro storico della città di Moncalieri in Piemonte, nelle sale raccolte e intime che furono della principessa Maria Letizia Bonaparte, dal 6 al 24 maggio, ospita la mostra della poetessa, pittrice, illustratrice e fotografa Floriana PortaFammi un quadro del sole” che si offre come un esercizio di sottrazione: un invito a rallentare, a vedere meno per sentire di più. Non è un caso che il suo gesto artistico nasca dalla pratica dell’haiku: forma breve, essenziale, dove ogni parola è necessaria e nulla può essere aggiunto senza incrinare l’equilibrio.

Emily Dickinson - Floriana Porta - Busta

Questa stessa tensione all’essenzialità attraversa i suoi lavori visivi: acquerelli su carta, buste, pagine poetiche, spartiti, antotipie, foglie dipinte, superfici vissute e porose che diventano luogo di apparizione. Qui il segno non descrive, ma evoca. Non costruisce, ma lascia affiorare.

In questa economia del segno e del colore, Floriana Porta restituisce all’arte una funzione primaria e oggi radicale: creare uno spazio di attenzione. Un luogo in cui il visibile rarefà e, proprio per questo, torna a essere necessario.

«È il blu, Emily, che mi conduce alla tua anima», scrive l’artista. Questo blu non è decorativo, ma ontologico. Richiama prepotentemente il pensiero di Wassily Kandinsky, che nello spirituale dell’arte vedeva nel blu il colore della profondità e della quiete soprasensibile. Più il blu si approfondisce, più attira l’uomo verso l’infinito, risvegliando in lui la nostalgia del puro.

Nelle opere di Floriana Porta — carte porose, buste che custodiscono segreti mai spediti, spartiti che non emettono suoni ma visioni — il blu agisce come una “memoria liquida”. Non delimita i confini dei volti o dei fiori, ma li consuma, rendendoli apparizioni. È il colore che si fa silenzio, preparando lo sguardo all’incontro con l’ombra e la luce.

Emily Dickinson - Floriana Porta - Busta

E proprio in questa tensione si apre il dialogo con Emily Dickinson: una poetica ellittica, fatta di omissioni, fenditure, scarti. Anche Dickinson scriveva per sottrazione, lasciando spazio al non detto, all’eco.

Il Castello seicentesco di Moncalieri, nella sua apertura alle forme contemporanee, diventa così non solo contenitore ma interlocutore: le sale storiche accolgono una pratica fragile, fatta di carta, acqua, tempo. Una pratica che non impone, ma suggerisce.

Le opere di Floriana Porta chiedono uno sguardo lento, quasi meditativo. Non si offrono immediatamente: emergono, come il blu che le attraversa, per stratificazioni leggere.

In un tempo saturo di immagini, questa mostra sceglie il gesto opposto: togliere, ridurre, ascoltare.

E forse è proprio qui, in questa fedeltà all’essenziale, che il dialogo tra haiku, Kandinsky e Dickinson trova la sua forma più compiuta: nel silenzio che resta dopo l’immagine.

Il legame con Emily Dickinson (di cui il 15 maggio ricorrono i 140 anni dalla morte) non è un omaggio didascalico, ma una vera e propria “contaminazione” elettiva. La Dickinson ha fatto dell’ellissi e del trattino — quel segno che sospende il fiato — la sua cifra stilistica. Allo stesso modo, Floriana Porta dipinge per mancanze.

Dalle opere esposte e da questo dialogo stretto con la poetessa di Amherst nasce anche il progetto Nel giardino dei tuoi passi — libro in uscita a settembre per Pecore Nere Editorial che raccoglie versi e opere — dove Floriana Porta costruisce un omaggio che è insieme dialogo e reincarnazione. Dickinson non viene illustrata: viene attraversata.

I versi si muovono nello stesso spazio degli acquerelli:

[…] Ma la tua poesia
miracolosamente resta,
si ripete.
Si riapre
come una ferita di luce.
[…]

La “ferita di luce” è forse l’immagine più precisa per descrivere l’intera operazione: la poesia come apertura, come taglio luminoso dentro il tempo.

Anche gli haiku inclusi mantengono questa tensione:

tronchi segreti
invocano bellezza —
ronzii d’ape

iris sfioriti —
il nettare del cielo
è solo ombra

Qui l’essenzialità non è riduzione, ma intensificazione. Ogni immagine è un varco.

E allora forse il senso ultimo di questa mostra non è da cercare nell’immagine, ma in ciò che l’immagine lascia accadere. In quel punto di sospensione dove il blu si ritrae, la parola tace e lo sguardo, finalmente, impara a sostare.

Emily Dickinson - Floriana Porta

https://www.castellodimoncalieri.it

Segnaliamo gli articoli recentemente pubblicati da Valentina Meloni, tra cui la presentazione del volume “Because of You” di Bilal Al Masri.

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