L’Occhio Acido e la Bruttezza Riscattata. La Lezione di Martin Parr.

La notizia della scomparsa di Martin Parr all’età di 73 anni segna una cesura netta nella fotografia contemporanea. L’artista britannico, membro influente della Magnum Photos, non è stato solo un fotografo; è stato un sociologo visivo cinico e necessario, il cui obiettivo, sempre troppo vicino e implacabile, ha operato come un bisturi sulla pancia molle della società occidentale.

La sua eredità risiede nell’aver elevato l’ordinario – e spesso il grottesco e l’inguardabile – a soggetto di Fine Art con una coerenza formale brutale. Parr ha rifiutato la distanza emotiva della fotografia documentaria classica, preferendo un’estetica dell’eccesso: colori saturi, quasi acidi, ottenuti con il flash anulare in pieno giorno, che saturavano i volti, i cibi e i detriti della civiltà dei consumi. Questo approccio ha trasformato la banalità in un monito spiazzante.

Il suo lavoro è un’indagine disincantata sul tempo libero e sul consumo di massa. Nessun progetto incarna questa visione meglio di The Last Resort (1983-85), la sua serie sulla classe operaia in vacanza a New Brighton. Le immagini di gelati sciolti, pelle unta e bambini che giocano nel fango non erano un giudizio di classe, ma un ritratto implacabile della disillusione del sogno del leisure britannico, elevato a iconografia di una stasi sociale. L’ironia, per Parr, non era un filtro divertente, ma un dispositivo critico per esporre la bruttezza delle illusioni contemporanee.

The Last Resort (1983-85)

Successivamente, il fotografo ha esteso la sua analisi al turismo globale e alla ricchezza, come nelle serie Luxury e Common Sense. I suoi close-up – siano essi di una torta colorata in un buffet, di una mano ingioiellata che brandisce un cellulare o di una coppia che fatica sotto il peso di souvenir dozzinali – sono diventati simboli iconici della nostra epoca, mostrando come la ricerca della felicità sia spesso indistinguibile dalla sua parodia. In uno dei suoi scatti più celebri, si vedono i piedi di turisti affollati, una massa anonima in movimento che incarna l’alienazione del pellegrinaggio culturale moderno.

USA. Nevada. Las Vegas. From ‘Common Sense’. 1998.

La sua poetica ha marcato il confine tra il reportage e l’arte concettuale. Sebbene l’uso audace del colore lo abbia inserito nella scia dei maestri della New Color Photography americana, la sua influenza diretta è visibile in fotografi che hanno continuato a usare il linguaggio documentario per fini apertamente critici e artistici.

Martin Parr ci lascia un’eredità difficile da ignorare: ha legittimato la bruttezza, il kitsch e l’ipocrisia del quotidiano come territorio sacro della ricerca artistica. Le sue fotografie non sono mai state comode; sono state un necessario atto di autocoscienza per la nostra società satura. La sua morte costringe a chiudere l’obiettivo su un mondo che ha saputo osservare con straordinaria, disarmante onestà.

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