Se Poison Ivy si dedica alla scultura

«Io sono lo strumento della natura! Il suo spirito! La sua volontà! Anzi… sono io Madre Natura. Ed è giunto il momento che noi piante ci riprendiamo il mondo che è nostro di diritto perché non è carino prendersi gioco di Madre Natura.»
Poison Ivy in Batman & Robin

 

La natura si riprende i suoi spazi, li invade in un grido di libertà e di autoaffermazione. Il legno di Henrique Oliveira è materia viva, in un processo di crescita espansiva che sembra non avere fine. Entriamo in spazi che assomigliano ad una foresta incantata, oppure uno scenario post-apocalittico dove il tessuto urbano è stato riconquistato dagli alberi che ramificandosi ed allargandosi penetrano in ogni dove, si aggrappano a pavimenti e soffitti, sfondano le porte, protrudono dalle finestre, si avviluppano su colonne e scalinate. Gli oggetti non sono risparmiati, anch’essi subiscono una trasformazione che li deturpa e al contempo li porta ad una dimensione post-umana e post-industriale.
Guardiamo alla natura come ad un blob informe e convulso, eppure straordinariamente affascinante e armonico nel suo disordine. È il lavoro di Henrique Oliveira, artista brasiliano classe 1973, attivo tra San Paolo e Parigi, sempre più apprezzato e riconosciuto, tanto da ottenere nel 2013 la possibilità di esporre la gigantesca installazione Baitogogo nei saloni del Palais de Tokyo a Parigi, tempio dell’arte contemporaneissima. Nel 2014 è stata invece la città di San Paolo a rendergli omaggio offrendogli gli ampi saloni del Museo di Arte Contemporanea per l’installazione “Transarquitetonica”, che viste le dimensioni e le modalità di fruizione non esitiamo a definire “immersiva”. La sua opera si inscrive a pieno titolo nella tendenza dell’arte “organica” e di “recupero” che ha già visto diversi nomi affermarsi sulla scena internazionale negli ultimi decenni.
In un’intervista rilasciata nel 2012 al sito Yatzer (www.yatzer.com) l’artista ha dichiarato:

My works may propose a spatial experience, an aesthetic feeling, a language development and many more nominations to refer to the relation it establishes with the viewer.

(I miei lavori potranno proporre un’esperienza spaziale, un sentimento estetico, lo sviluppo di un linguaggio e molte altre denominazioni per riferirsi alla relazione che stabiliscono con lo spettatore.)

Le opere di Oliveira sono di dimensioni imponenti, a volte occupano edifici interi, o la totalità dello spazio espositivo di una galleria. Nella maggior parte dei casi si estendono su una parete longitudinalmente, mentre sono relativamente poche le opere di piccole dimensioni che l’artista ha realizzato a beneficio del mercato, vista la crescente domanda dei collezionisti di averlo nella propria scuderia.
La materia protagonista del suo lavoro è indiscutibilmente il legno, sempre di recupero, come quello che l’artista raccolse dopo il completamento di un edificio non distante dall’accademia d’arte presso la quale si stava diplomando (siamo sul finire degli anni ’90) e che costituì la base del suo percorso.
Non a caso molti dei suoi primi lavori portano il titolo di Tapumes in portoghese, termine che potremmo tradurre come barriere o palizzate. Sono pannelli di legno sottili, residui di staccionate ad esempio, che l’artista dapprima dipinge e quindi modella tramite vapore e altre tecniche di lavorazione, assieme a materiali come il PVC e il ferro che costituiscono l’impalcatura delle sue maxi sculture.

What first caught my attention on this kind of deteriorated plywood was its pictorial aspect. The textures, the colors and the different tones that were organized in layers, reminded me of a painting surface.

(La prima cosa che catturò la mia attenzione circa questo tipo di legno deteriorato fu il suo aspetto pittorico. La tessitura, i colori e le differenti tonalità che erano organizzate in strati, mi ricordarono una superficie pittorica.)

Un altro aspetto interessante del suo lavoro è quindi la scelta dei colori da utilizzare su sculture che si propongono allo spettatore anche come enormi tele pittoriche. Sono spesso colori autunnali, una palette di sfumature che da un lato ricorda l’essenza più sotterranea del legno, e quindi le radici, e dall’altro ci proietta in una sorta di mondo delle fiabe. Quasi sempre toni caldi, avvolgenti : il colore contribuisce ad attirarci dentro l’opera.
Possiamo identificare nel suo lavoro anche un certo interesse per alcune deformazioni arboree tutt’affatto naturali, i tumori delle piante, che vediamo in terre nostrane attaccare gli olivi, ad esempio. Enormi protuberanze sulla corteccia degli alberi provocate dall’invasione e la proliferazione dell’agente patogeno Agrobacterium tumefaciens esercitano sull’artista uno strano potere fascinatorio. Con le sue venature e le sue ramificazioni, il legno ricorda drammaticamente la carne umana in diverse opere dell’artista, tessuti metastatici rigonfi e maligni che aggrediscono il corpo fino a sopraffarlo.
Per capire l’intricato mondo dell’artista non si può prescindere dalla sua terra d’origine, il Brasile, il polmone verde del pianeta. Il Brasile è fonte di una straordinaria varietà di legni differenti, esportati in tutto il mondo, che costituisce al tempo stesso una risorsa di ricchezza del paese e una lacerazione incessante del paesaggio. Quella foresta tropicale che lascia spazio al cemento e alle megalopoli grida vendetta e lacera la sensibilità dell’artista. Le opere di Oliveira ci espongono alla bellezza e alla poliedricità della natura tanto quanto ci pongono di fronte alla nostra vergogna di sfruttatori sconsiderati del pianeta.

I believe that everything that we make is the result of our life experience, our culture, our language and the exchanges we have made with other people during our lives.

(Credo che tutto ciò che facciamo sia il risultato della nostra esperienza di vita, la nostra cultura, il linguaggio e tutti gli scambi che abbiamo avuto con gli altri.)

Le installazioni organiche e “viventi” di Oliveira ci ricordano la Potenza della natura, la sua supremazia e la possibilità di un suo violento riscatto, una riaffermazione degli elementi naturali sulle sciagurate e sciocche politiche umane.
L’artista è attualmente rappresentato da due gallerie, la Galleria Millan di San Paolo e la Galleria Georges, Nathalie et Philippe Vallois di Parigi.

www.henriqueoliveira.com

www.galeriamillan.com.br

www.galerie-vallois.com

 

Geremia Doria

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